Siamo partiti per la prima volta verso la lontana India, con l'intento di vedere nel suo ambiente naturale l'ultimo dei grandi mammiferi presente nell'elenco di famiglia e minacciato, come alcuni altri, dall'estinzione. Ne vivono soltanto tremila in questo enorme Paese, che purtroppo ospita la maggior parte di questi grandi e magnifici felini. La loro libertà è limitata ai parchi nazionali, dove dovrebbero essere relativamente al sicuro. Al di fuori di essi, sopravvivere è un privilegio, cosa quasi comprensibile considerando l'oltre miliardo di persone con cui condividono il loro habitat. Per le persone che non dispongono dei beni essenziali neppure per la propria sopravvivenza è probabilmente piuttosto difficile comprendere che la sopravvivenza delle tigri sia un compito importante da anteporre quasi alla propria lotta per la sopravvivenza, nonostante le gravi privazioni.

Lo shock culturale legato all'indescrivibile povertà colpisce il viaggiatore già al primo contatto con il Paese. Strade piene di orfani, sporcizia, cani randagi, affollamento sulle strade, ingorghi di dimensioni non europee, traffico senza regole, ritardi…E nonostante tutto, la gente sorride, accettando la crudele realtà come un dato di fatto al quale non ha senso opporsi.

Il prezzo dei safari nel Parco nazionale di Bandavgarh è simile a quello dei safari in Kenya e Sudafrica, sebbene la probabilità di vedere il “grande” sia molto inferiore rispetto all'Africa, dove è quasi sempre possibile vedere almeno un leone. Nonostante gli avvertimenti del responsabile dell'agenzia che aveva organizzato il nostro viaggio, secondo il quale era quasi impossibile contare sulla presenza della Tigre, evidentemente siamo stati molto fortunati, almeno sotto questo aspetto, poiché abbiamo avuto questo privilegio già durante il primo safari. Il Grande felino ha posato nel sole pomeridiano davanti a uno sfondo di bambù e colline circostanti per gli impazienti a bordo del fuoristrada, ha concesso qualche sguardo e si è immerso silenziosamente nell'impenetrabile rifugio della fitta giungla. I momenti per i quali abbiamo volato per diecimila miglia e pagato quasi la stessa somma in euro (per tutta la famiglia) probabilmente rimarranno per sempre nella memoria, spero anche in quella dei bambini, poiché alla nostra età sicuramente non avranno più l'opportunità di riviverli.

L'India non è adatta a ogni viaggiatore. Nel crogiolo di culture, religioni, popoli e lingue vi sono troppe sorprese, sia positive sia negative, per chi non saprebbe abbandonarsi semplicemente alla forza impetuosa del destino del viaggio.