Se l’uomo potesse crearsi da solo il paradiso, probabilmente assomiglierebbe proprio a questo. Le Seychelles, come sassolini che Dio ha gettato in una pozza dell’Oceano Indiano, formano un arcipelago ricoperto da una fitta vegetazione tropicale che offre una dimora permanente ad alcune decine di migliaia di fortunati, i quali per lo più vivono molto bene grazie al denaro dei turisti facoltosi. Se la caverebbero anche senza, perché banane e noci di cocco cadono letteralmente in grembo a persone che non soffrono mai né la fame né il freddo e che, per concedersi qualcosa in più, possono pescare in alcuni dei mari più ricchi del mondo. Il sole equatoriale illumina le palme bagnate dagli acquazzoni tropicali, perciò non sorprende che soltanto qui crescano quelle con le noci più grandi del pianeta (Coco de Mer); a queste si aggiungono i frutti più grandi (jackfruit) e alcune centinaia di altre specie endemiche. Sulle isole si sono costruiti una casa coloro a cui la vita ha servito l’abbondanza: re e principi, sceicchi, maharaja, ma anche persone senza pedigree alle quali il capitalismo calza a pennello. Si svegliano sulle spiagge più belle e, nelle serate tropicali, si abbandonano ai colori del sole che sprofonda nell’Oceano Indiano. Noi visitatori possiamo permetterci una settimana di soggiorno nel paradiso terrestre, a prezzi relativamente piuttosto elevati. Abbiamo a disposizione splendidi hotel con spiagge sabbiose davanti alla porta e tra le isole ci si può spostare con yacht e scooter, aerei da turismo ed elicotteri. Le passeggiate nella foresta pluviale da una spiaggia all’altra sono un po’ faticose a causa delle temperature elevate e dell’umidità. Sulle isole non ci sono serpenti velenosi, soltanto alcuni ragni fastidiosi, mentre nel cielo notturno svolazzano i pipistrelli più grandi che, come si addice al paradiso, sono però esclusivamente vegetariani.
Seychelles

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