La vetta più alta della Cordigliera e di entrambe le Americhe si innalza dall’Atacama sul versante cileno e dalle pendici un po’ più umide della calda Mendoza argentina. È una montagna tecnicamente non impegnativa, ma l’aria estremamente secca e fredda e i forti venti rendono la salita faticosa. Il percorso inizia lungo la principale arteria stradale tra Cile e Argentina, non lontano dal confine di Stato, a 2.500 m di quota. Il sentiero polveroso, privo di sorgenti d’acqua, si snoda per quasi 50 km fino al campo base a 4.600 m. Nel trasporto dell’attrezzatura gli alpinisti sono aiutati dai muli, che di solito sono molto più veloci. Al campo sono disponibili tende comuni, comunicazioni satellitari, un medico e perfino un po’ di cibo, tutto naturalmente a prezzi adeguati all’altitudine e all’esotismo del luogo. Anche io e mia moglie abbiamo fatto alcune escursioni di acclimatazione verso i campi più alti, portando nel frattempo una tenda d’alta quota, l’attrezzatura da ghiaccio e un po’ di viveri, che si sono rivelati utili durante l’ultima salita. Dopo una settimana di preparazione al campo base eravamo pronti per la vetta, che purtroppo avrebbe potuto esserci sottratta da un forte vento (vento bianco), scatenatosi solo poche ore dopo la discesa a Nido Condores. Una montagna può spezzare lo spirito di una persona, perché è alta e, per i fattori già elencati, piuttosto impegnativa: certamente non è per persone fragili.
Aconcagua

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